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Duramadre

Duramadre è una favola che fa paura è aridità e gelo è una favola che sembra raccontare di un futuro senza futuro è questa terra che vomita e si ribella è la nostra crisi e di tutto quello che c’è intorno.

Siamo schiacciati da una realtà materiale fetida, in cui sono già chiari i segni della dissoluzione della materia. Una realtà cadaverina, putrescente, che si aggrappa con unghie e denti ai nostri corpi e li porta giù nel profondo di un abisso sciocco e tossico. Non abbiamo il benché minimo interesse in tutto quello che accade nel presente, perché tra non molti anni ce ne saremo dimenticati. Duramadre è questa terra che vomita e si ribella. Possiamo solo raccontarla attraverso una vecchia rancorosa, che sputa catarro e sentenze, una matriarca che ama i propri figli fino a volerli vedere morti. La possiamo raccontare solo attraverso un gioco che finisce con la morte. Che rimane? Rimane La Ginestra di Giacomo Leopardi. E qualche superstite. Ci ritroviamo con gli occhi chiusi ad indovinare un’alternativa, ad attuare un’azione di veggenza. A scommettere sull’uomo.

Crediti

Duramadre di Riccardo Spagnulo, regia e scene Licia Lanera.

Con Mino Decataldo, Licia Lanera, Marialuisa Longo, Simone Scibilia, Riccardo Spagnulo. Voce Rossana Marangelli, costume Luigi Spezzacatene (Artelier Casa d’Arte Bari), luci Giuseppe Dentamaro, realizzazione scene Mimmo e Michele Miolli, Modesta Pece, assistenti alla regia Elio Colasanto, Rossana Marangelli.

Produzione Fibre Parallele in coproduzione con il Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria e il Festival Operaestate di Bassano del Grappa
con il contributo della Regione Puglia, con il sostegno di Res Extensa, Ass. Cult. Explorer, Es. Terni Festival, PimOff

Sguardi critici

Con la mamma padrona i figli sono un vero capolavoro. C’è qualcosa di barbarico e allettante, nello spettacolo dei baresi di Fibre Parallele Duramadre, un apologo che attraverso una bianca glaciazione scenica ritrae con potenza le angherie di una “madre madrona” meridionale ai danni dei tre figli nudi come larve. Al testo implacabile e ritualistico (ma anche poetico) di Riccardo Spagnulo, il più giovane della prole, si addice la grande spietatezza fisica di Licia Lanera che è regista, artefice dello spazio e capofamiglia aguzzina dominando tutti già da una macchina da cucire posta in alto.

Rodolfo di Giammarco – Repubblica

La natura matrigna delle Fibre Parallele In un bianco mondo occupato da sfere, la natura ha la violenza di una madre che cresce i propri figli secondo leggi di necessità che cuce destini e li disfa. Una dea plebea che si esprime in una lingua che amalgama italiano, napoletano e un dialetto barese imbastardito. Un Kronos al femminile che sevizia la sua prole, accarezza e frusta, si fa sfiorare da qualcosa simile a un lampo di pietà ma non esita a estirpare il cuore al figlio che più l’ama. Nulla di definitivo sembra però succedere in questo iperuranio abitato non da idee ma da istinti sino a una catarsi che lascerà tutti orfani, che scaraventerà la smarrita prole sulla terra, in un mondo sconosciuto da affrontare in qualche modo. Il lavoro di Licia Lanera e Riccardo Spagnulo può lasciare disorientati ma, non abbiamo dubbi in proposito, è sincero e coraggioso – oltre che di altissima qualità – e sarà un altro dei loro successi.

Nicola Viesti – Hystrio