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Furie de sanghe

Furie de sanghe significa, in dialetto barese arcaico, emorragia cerebrale. Furie de sanghe è un pensiero, è un verme, anzi un capitone che cresce nella testa, diventa possente, si agita nervoso, cerca una via d’uscita. Furie de sanghe sono i cattivi pensieri, le fissazioni. Quando l’emorragia scoppia è sangue che si versa, è dolore, rumore, ammutinamento.

Il racconto di una Bari archetipica e infelice, un pezzo di terra che puzza di pesce andato a male e che si brutalizza per la sua ignoranza, che stupra l’umano con la sua violenza. Una famiglia di tre persone e un capitone. Arriva una nuora indesiderata e allo stesso tempo molto desiderata: è scompiglio, cattiveria,  amplificazione della piccola violenza quotidiana. La lingua barese suggella il senso di aggressività: arriva sincopata, tagliente e prepotente in faccia alle persone, come uno sputo; sfonda ogni regola sociale, invade lo spazio, se lo ingoia e poi lo risputa con la stessa violenza di un colpo di mannaia. E’ la lingua che grida parole infami e che sussurra pettegolezzi, la lingua che mozza le parole: parole mutilate, parole spezzate, parole scomposte, parole sverginate. In una comunicazione primordiale, archetipo barbarico, crudele rito tribale.

Crediti

Furie de sanghe – Emorragia cerebrale di Riccardo Spagnulo, regia e spazio Licia Lanera. Con Sara Bevilacqua, Corrado la Grasta, Licia Lanera, Riccardo Spagnulo. Collaborazione spazio luci Vincent Longuemare, assistente alla regia Rachele Roppo, tecnico di palco Pietro Matarrese. Produzione Fibre Parallele, coproduzioneTeatro Kismet Opera e Ravenna Teatro/Teatro delle Albe, con il sostegno dell’ Ente Teatrale Italiano. Anno 2009, prima  rappresentazione 21 maggio 2009: Teatro Valle, Roma,Teatri del Tempo Presente

Sguardi critici

“Gira molto, il giovane gruppo pugliese Fibre Parallele. Gira in Italia e da qualche tempo anche all’estero: non a caso si prepara a debuttare su un palcoscenico parigino. Vedendo un suo spettacolo, non è difficile capire le ragioni di una simile attenzione: benché attiva da pochi anni, infatti, la compagnia guidata da Licia Lanera, attrice e regista, e da Riccardo Spagnulo, attore e drammaturgo, ha già forza espressiva da vendere, una spiccata personalità e un modo tutto suo di raccontare le tensioni di una Bari degradata, raffigurata in una chiave visionaria, per niente realistica eppure totalmente calata in una dimensione trucemente quotidiana.”

Renato Palazzi – delteatro.it

“Il dialetto barese utilizzato nella messa in scena non viene assunto come lingua traghettatrice di emozioni bensì come elemento per una partitura complessiva visivo-sonora che scalda e poi raffredda la temperatura spettacolare pur conservando tutta la sua violenza ed espressività”

Nicola Viesti – Hystrio

“Sotto un arco-volta di trasparenze, dietro una tenda separé, ecco un sottano lugubre e laido, dove dei personaggi-larva abbaiano quasi, più che parlarsi, si azzannano e aggrediscono, utilizzando lacerti della “vecchia” lingua come proiettili, come blocchi e grumi di materia da lanciarsi addosso.”

Pasquale Bellini – La Gazzetta del Mezzogiorno

“Il merito di «Furie de sagnhe» non è di squarciare il velo su una verità misconosciuta, quanto di tratteggiarla con un grottesco che si rivolta contro il pubblico come un boomerang: i mostri che vediamo sul palcoscenico possono apparirci come una specie aliena (e le orecchie alla “dottor Spok” di Vito ce lo dicono fuor di metafora), ma il fondamento individualista dei loro rapporti e la rabbiosità che scaturisce dalla loro frustrazione ci ricorda che, a ben vedere, gli alieni siamo noi – o almeno i nostri metri di giudizio e i valori su cui si fondano che, solidi a parole, sembrano vaporizzarsi al contatto con la realtà che ci circonda.”

Graziano Graziani – Carta

“Gli stimoli sono numerosi e risiedono nell’incastro tra l’evoluzione e l’arcaismo in cui si incaglia l’umanità, la reiterazione rituale, la stasi eterna. […] Dicono le Fibre Parallele che ciò che si è, è figlio di qualcos’altro, che il salto delle epoche avviene in rapporto alle precedenti; così l’uso al contemporaneo del classico, dell’epica, è una vertigine da cortocircuito espressivo, come comprimere Modernismo e Tradizione, le due epoche del ciclo universale della Storia, a farle toccare e, infine, compromettere.”

Simone Nebbia – Teatroecritica.net

“Non capita spesso di vedere spettacoli in cui, attraverso l’azzeramento dell’estetica teatrale contemporanea, la critica alla società viene superata nella forma e, allo stesso modo, appare così attuale nella sostanza. Un’alchimia difficile da spiegare. È la celebrazione di movimenti scenici che invadono lo spazio con maleducazione.”

Simone Pacini, Krapp Last Post.it

“E’ un teatro fatto di paradossi grotteschi quello della giovane compagnia Fibre Parallele, un teatro esagerato, che non nasconde l’utilizzo di parrucche, nasi e orecchie esplicitamente finte, ma allo stesso tempo fa uso di una vera anguilla. […] Allo stesso modo gli stereotipi dei personaggi, attraverso voci e comportamenti, sono portati a un eccesso tale da provocare nel pubblico numerose risate amare”.

Andrea Pochosnich – Supereva.it

“E’ sorprendente, inquietante e quanto mai vivo dipinto di una terra difficile e dura, di una famiglia che reprime sentimento e desiderio, che si rifugia nelle ossessioni e nella reiterazione dei gesti, che implode per inanità e inettitudine e poi esplode nella violenza come sangue che schizza rosso e improvviso.”

Lula Abicca – Fourzine.it

“Con questa emorragia cerebrale, che – tradotto dal dialetto barese – è più o meno la spiegazione del titolo, la coppia teatrale Licia Lanera e Riccardo Spagnulo fa un altro riuscitissimo passo in avanti verso un obiettivo artistico che sempre più prepotentemente sembra ruotare intorno alla baresità non solo come linguaggio espressivo ma soprattutto come indagine sull’archetipo.”

Gianluigi Belsito Cannibali.it