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Have I none

Have I none parla del presente attraverso il futuro. L’azione si svolge il 18 Luglio del 2077, un tempo in cui scoppiano epidemie di suicidi e sono stati messi al bando le foto, i legami familiari e il passato. Una coppia, Jams e Sara, vive in una casa dove ci sono pochi arredi. Poi, da lontano arriva un uomo, che dice di essere il fratello di Sara. Questo intruso sconvolgerà le esistenze dei due attraverso il suo comportamento che li obbliga a porsi delle domande fondamentali per le loro vite. Bond traccia una storia che attraversa le questioni universali della memoria, del capitalismo e della responsabilità personale rispetto alla storia.

Have I none è una tragedia in cui la vita è un giocattolo rotto. L’ abbiamo messa in scena, ci siamo messi dentro la scena, messi, buttati, nel 2077, con un salto nel vuoto. Siamo altro da noi, sembra che qualcun’altro si sia messo al nostro posto, ma siamo sempre noi, soltanto noi. Non abbiamo altro che le nostre vite. Questo abitare è  un nuovo tassello che ci aiuta a parlare di un futuro senza futuro.

Crediti

Have I none (non ne ho) di Edward Bond, regia di Licia Lanera e Riccardo Spagnulo.
Traduzione di Ilaria Staino, con Licia Lanera, Maria Luisa Longo, Riccardo Spagnulo. Collaborazione spazio luci Vincent Longuemare assistente alla regia Elio Colasanto, oggetti di scena Modesta Pece, tecnico di produzione Giuseppe Dentamaro. Produzione Fibre Parallele in coproduzione con TREND – Nuove frontiere della scena britannica e ResExtensa.

Sguardi critici

Licia Lanera e Riccardo Spagnulo assumono l’integrità del testo e lo trasmettono secondo un’idea registica forte e molto consona alla poetica dell’autore. […] Lanera diventa a vista il baffuto capofamiglia, tutti rendono palese una finzione che il cerchio magico di un rito dalle implacabili sequenze riassorbe e restituisce con algida emozione e magistrale equilibrio.

Nicola Viesti – Corriere del Mezzogiorno

Le soluzioni sceniche e le scelte di linguaggio appaiono molto ben calibrate: una stufa che ondeggia incessantemente da destra a sinistra ha la doppia forza di significare un calore mai sufficiente e di dare a volti e silenzi una luce infuocata che arriva a intermittenza. […]Altra fondamentale scelta vincente è quella di trovare una via mediana tra l’assoluta riverenza al testo e al suo linguaggio e le proprie radici linguistiche e stile recitativo.

Sergio Lo Gatto – Krapp Last Post

L’impianto drammaturgico è perfettamente riuscito,  onirico e inquietante, nel quale Licia Lanera si impone per le sue capacità metamorfiche strabilianti e dove il dialetto Pugliese (di cui la compagnia fa vanto in più di uno spettacolo) è funzionale alla messinscena.

Alessandro Paesano – Teatro.org

La cucina etnica è molto ardua da realizzare e, per quanto quella britannica ci sembri vicina, occorre trovare un modo originale perché non sembri un’imitazione; per capirci, per fare in modo che un inglese in Italia non si lamenti di come viene importata la propria cucina. Fibre Parallele, coppia di chef giovani ma già esperti, si affrancano dal rischio trovando uno stile tutto loro, in cui sapori profondamente mediterranei si mischiano a quelli nordici in una grande invenzione culinaria, che nel servizio non soffoca, anzi dà aria alla drammaturgia del gusto. Consigliato agli amanti della fantascienza psicologica.

Sergio Lo Gatto – Ricettario Teatrale