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Lo splendore dei supplizi

Quattro storie costituiscono il quadro unitario di un presente schizofrenico: c’è la coppietta in crisi, un giocatore compulsivo di videopoker, la convivenza forzata di una badante straniera con un vecchio un po’ razzista un po’ infame e ci sono due operai che rapiscono un vegano per sfogare l’insoddisfazione di una vita che non ha più senso.

Allo stesso modo delle figure che si muovono in queste quattro storie, sappiamo che stiamo andando a schiantarci ad una velocità folle contro un muro, ma per fede, stoltezza e stupido amore, indugiamo nello stesso errore che dura una vita e speriamo che quel muro, come ha già fatto altre volte, sia solo un’illusione.

Crediti

Lo Splendore dei Supplizi di e con Licia Lanera e Riccardo Spagnulo, e con Mino Decataldo. Assistente alla regia Arianna Gambaccini, disegno luci Vincent Longuemare, tecnico di palco Amedeo Russi, organizzazione Antonella Dipierro.

Produzione Fibre Parallele, coproduzione Festival delle Colline Torinesi, con il contributo della Regione Puglia e con il sostegno del Nuovo Teatro Abeliano. Spettacolo promosso da Teatri del Tempo Presente progetto interregionale di promozione dello spettacolo dal vivo a cura di MiBaC – Direzione Generale per lo spettacolo dal vivo. Anno 2013, prima rappresentazione 8 Giugno 2013: Festival delle Colline Torinesi, Torino.

Sguardi critici

Quattro ministorie, o quadri, su tormenti e tormentati del nostro tempo. Due davvero molto belle, ironiche e disperate. Tentativo di fotografare un poco delle nostre giornate, con frustrazioni e passioni non sempre decenti, affidando agli attori il senso tragicomico di una loro disperata verità, ma deformandone il volto, il gesto e gli umori. Teatro di tendenza, corpo, parole, emozioni

Giulio Baffi  Quartaparete

I due autori/attori offrono sul piatto del carnefice una selezione di supplizi pubblici che vanno a punire vizi magari più tradizionali (l’inappetenza sentimentale di coppia, la schiavitù compulsiva del gioco, il razzismo ignorante, il fondamentalismo alimentare) ma ben radicati nel contesto italiano. Come in quella vecchia canzone nazional-popolare che assimilava al ribasso tutta la provincia “da Trieste in giù”, la stupidità leghista non ha confini regionali, e nemmeno la cocciutaggine nell’alimentazione vegana o il culto del videopoker.

Roberto Canziani Hystrio

Lanera e Spagnulo, più che in altre occasioni, fanno teatro civile, restituendoci le istantanee dei nostri orrori quotidiani; esasperazioni e paradossi, oltre a una sana autoironia, ci costringono a misurarci con pochezza e pregiudizi che allignano in ognuno di noi.

Gianfranco Capitta – Il Manifesto 

I pugliesi Fibre Parallele con la novità Lo splendore dei supplizi, quattro quadri dove vengono vivisezionati, tra ironia salace e dramma sagace, da un boia che guarda in cagnesco, la Coppia, il Vegano, la Badante, il Giocatore d’azzardo.

Tommaso Chimenti – Il Fatto Quotidiano

Il talento esuberante della giovane e ormai affermata compagnia pugliese si conferma appieno in queste loro ulteriori variazioni su una poetica originale e consolidata.

Claudio Facchinelli Persinsala

E moltiplicano per quattro le modalità dello stare ai margini, Licia Lanera e Riccardo Spagnulo che con Lo splendore dei supplizi spostano l’orizzonte della compagnia Fibre Parallele verso un’angosciosa serialità di  casi freudiani e torturanti al limite, dove si è soli distruggendo sempre qualcun altro, magari con l’aiuto di un boia che è il terzo incomodo.

Rodolfo di Giammarco – La Repubblica

Chiude questo campionario di folle umanità Il vegano dove il boia, qui nel ruolo del titolo (Mino Decataldo) subisce violenze per una scelta di vita incomprensibile per due suoi vicini, due operai senza lavoro, che non riescono a sfamarsi. I due sulle dolci note di La mer cantata da Charles Trenet, lo sevizieranno con una violenza, su modello di Rodrigo Garcia, che fa del cibo rifiutato un’arma. Un provocatorio specchio nero contro il quale si rischia di sbattere.

Maria Grazia Gregori – L’Unità

Vengono in mente i film a episodi degli anni ’60. Siamo in quello stesso schema anche nei risultati. Da annotare l’eccellente resa interpretativa di Riccardo Spagnulo e della sua volitiva partner Licia Lanera. Con umorismo e spiccato senso del grottesco i due passano da una situazione all’altra sorvegliati in silenzio dal boia-burattinaio.

Osvaldo Guerrieri – La Stampa

Quattro piccole fiabe nere, un breviario da aprire per entrare in una sorta di gioco mimico sulla contemporaneità. Se i temi trattati sono diversi, nell’esposizione dei capri espiatori e della loro punizione esemplare costante è forse la dimensione delle aspettative negate, dei miti di una società che non riesce a cambiare perché non si mette in ascolto delle anime che la compongono, della solitudine incondizionata che si vive di fronte allo spettacolo della sofferenza altrui, osservata ma mai realmente partecipata.

Sergio Logatto – Teatro e Critica

 

Foucault aleggia dal suo Sorvegliare e punire. Sorvegliare, sorvegliamo noi guardando, ma punire si puniscono da soli, il marito e la moglie proprio incatenati con due catene al divano della crisi e poi della noia e poi dell’indifferenza coniugale, separati da un orrendo gatto da salotto finto come quelli delle cappelliere in auto, il malato di slot machine che ha fatto a pezzi la vecchia madre e l’ha cacciata nel surgelatore in garage per giocarsi la sua pensione compulsivamente sino al pignoramento finale totale dell’ufficiale giudiziario, la badante che odia odiata la vecchia (come si aggirava in casa Bosetti, una vera badante), il vegano giustiziato.

Daniele Martino – Doppiozero

Quattro scene per quattro supplizi. Ma in platea tutt’altro. Piacere. La pluripremiata compagnia testimonia la sua genetica teatrale. Senza acrobazie tecniche o psicofisiche, un lavoro di indagine sull’attuale, proposizione di evergreen in contesto di cancri sociali, artigianalità teatrale e sapienza nella speculazione spaziale. Un lavoro ‘scientifico’, di quella scienza artistica che è astrazione e concretezza. Dinamicità e sospensione. Concetto e pura forma. Drammaturgie di linguaggio d’uso e poetiche ricamate, nitidezza registica, sincronismo attoriale individuale e di coppia. Centotrentacinque minuti che sembrano venti…

Emilio Nigro – Tamburo di Kattrin

Uno spettacolo dai caratteri popolari, una sovrabbondanza di elementi che travolgono, inquietano, con un sottofondo di divertita, cupa malinconia.

Valeria Ottolenghi – Gazzetta di Parma

Lo splendore dei supplizi, grande prova di crescita del giovane gruppo barese Fibre Parallele, ormai approdato a una piena maturità creativa: è una costruzione in quattro quadri sul motivo del castigo, dei metaforici tormenti cui si espongono quattro figure emblematiche della società contemporanea: una coppia di sposi, un maniaco del videopoker, un vecchiaccio razzista accudito da una badante rumena, un vegano rapito per protesta da due operai disoccupati. Con stile molto personale gli autori-protagonisti, Licia Lanera e il bravissimo Riccardo Spagnulo, mescolano acri spezzoni di testo a un uso grottesco, stralunato dell’immagine.

Renato Palazzi – Il Sole 24 Ore

E’ l’intelligente focus, con tanto di boia che osserva, su quattro supplizi, situazioni di ordinario strazio e sofferenza morale, scritto e ben interpretato da Licia Lanera e Riccardo Spagnulo. Uno spettacolo che ha il tono allegro e profondo del disincanto.

Magda Poli  Corriere della Sera

Una gamma di supplizi spesso ricercati come condizione d’obbligo per sentirsi vivi. Soffrire può essere un modo come un altro per provare delle emozioni, estreme, vissute in prima persona o agite sul prossimo, sul proprio vicino di casa. Esaltati fino a diventarne una cerimonia che Licia Lanera e Riccardo Spagnulo portano sulla scena con risultati di grande impegno drammaturgico e recitativo. Quattro storie complesse nella loro genesi in cui si assiste ad un crescendo esilarante nella sua drammaticità paradossale quanto simile alla realtà che ci circonda ogni giorno.

Roberto Rinaldi -Rumorscena

Nel teatro delle Fibre è sempre rilevante il contesto politico e sociale, che qui si percepisce anche più che in altri loro spettacoli. Ma Lo splendore dei supplizi mostra ancora una volta la capacità di utilizzare una scena mutante e transgender supportala da una straordinaria padronanza di linguaggi e da camaleontica bravura.

Nicola Viesti – Corriere del Mezzogiorno