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Mangiami l’anima e poi sputala

La donna, il femminile, avanza lentamente fino a rivelare il suo volto. L’uomo, il maschile, è appeso a un grande crocifisso, immobile, capelli lunghi e panno bianco. Aspetta. La preghiera di redenzione che innalza la donna fa compiere il miracolo inatteso: Cristo muove la sua testa fino a incontrare lo sguardo della disperata.

Questo incontro, questo cortocircuito genera un’esplosione e una deframmentazione del concetto d’amore e di religione, di anima e di corpo, che si fronteggiano e si fondono in una grottesca storia d’amore e di purificazione. Cristo, uomo tra gli uomini, un extracomunitario del sentimento, offre il suo amore al grado zero, terreno, cioè il più semplice, ma incontra le resistenze e le barricate messe in piedi dalla donna, vincolata da una spiritualità dogmatica e restrittiva. Il racconto della storia, alterna estetica e comicità in un’atmosfera apparentemente ridanciana, ma in realtà cupa e tragica. A sugellare il tutto c’è una sorta di formulario del kitsch, che domina il senso religioso del sud, tra altarini-museo e riti personali, trasformando la scena in una discarica religiosa.

Crediti

Mangiami l’anima e poi sputala di e con Licia Lanera e Riccardo Spagnulo, assistente alla regia Maria Elena Germinario. Luci Carlo Quartararo, scene Gianluigi Carbonara, oggetti di scena Nunzia Guacci, collaborazione tecnica Frank Lamacchia, grafi ca Alessandra di Ridolfo. Selezione Premio Scenario 2007. Si ringrazia per la collaborazione Fabrica#Famae e lo Spazio O.F.F. di Trani.

Sguardi critici

“La messa in scena di Fibre Parallele è spesso irresistibilmente ironica e irriverente, ma mai blasfema perché il dolore e lo sbigottimento si fanno atroci e tutta la pervadono in maniera inquietante e spiazzante. Una rappresentazione che si candida ad essere un vero e proprio cult.”

Nicola Viesti – Hystrio

“E’ uno spettacolo inusuale, denso e carnale […] una bella sorpresa senza nessuna fumosa vaghezza di quelle in cui ogni tanto altri rischiano di perdersi”

Gianfranco Capitta – Il Manifesto

“Ed è curioso l’ingenuo Mangiami l’anima e poi sputala del gruppo barese Fibre Parallele Teatro…”

Franco Quadri – Repubblica

“Bella prova d’attore di Licia Lanera e Riccardo Spagnulo… ladi Dostoevskij, trasportata in un clima di sensualità negata, erotismo e repressione che ricorda Bunuel”

Renato Nicolini – L’Unità

“Amor sacro e amor profano si mescolano e si rovesciano in questa parabola di ordinaria follia radicata nel profondo Sud, e ricca di salutari umori iconoclasti, tra Bunuel e il Bene di Nostra Signora dei Turchi.”

Nico Garrone – Repubblica

“Lo spettacolo ha momenti di grande ilarità e cinismo, nel barocco linguistico e immaginifico di una Puglia sempre sospesa tra innovazione e tradizione.”

Andrea Porcheddun – delteatro.it

“Di nuovo si fa carne il figlio di Dio  compiendo tre passi nel delirio del quotidiano questa volta del profondo sud… Un povero Cristo, vedendo letteralmente macellate le sue carni di nuovo terrene calca, il palco di un teatro per volontà artistica del giovanissimo gruppo Fibre Parallele.”

Giacomo D’Alelio – Liberazione

“Noi. Che abbiamo visto Babbo Natale accendersi sigarette ai Grandi Magazzini… Noi che Babbo Natale o Dio è la stessa cosa. Noi che con l’illusione siamo cresciuti e ci abbiamo scambiato un fede. Noi che siamo andati a vedere le Fibre Parallele…Licia Lanera e Riccardo Spagnulo – trascinanti in scena lei con la sua fisicità prorompente, lui da contraltare incavato in sé – disegnano così una drammaturgia, su testo letterario, di ottima fattura, fresca e potente.”

Simone Nebbia – teatroecritica.net